“Beasts Clawing at Straws” di Kim Yong-hoon – Recensione (FEFF 22)

Beasts Clawing at Straws

Beasts Clawing at Straws (2020) «parla di persone normali che sono diventate bestie a causa del denaro e di come queste bestie si ingannino a vicenda». Si apre con le parole del regista Kim Yong-hoon una delle proiezioni più interessanti della 22esima edizione del Far East Film Festival, tesa a rappresentare in salsa pulp una delle più grandi ossessioni dell’essere umano. L’opera prima del regista sudcoreano, adattamento di un romanzo di Keisuke Sone, è un thriller grottesco che prende le mosse da un’idea narrativa semplice per costruirvi attorno una rete di incastri di trama brillante e capace di mantenere alto l’interesse dello spettatore per tutta la durata del film.

Il MacGuffin di Beasts Clawing at Straws è una borsa di Louis Vuitton ricolma di denaro. Un uomo la trova mentre fa le pulizie in una sauna di Pyeongtaek e, dopo vari tentennamenti, la nasconde in un luogo sicuro dove nessuno potrà trovarla mentre riflette sulla possibilità di portarla a casa o meno. Chi è il proprietario della borsa? Perché non è ancora venuto a ritirarla? Le risposte a queste domande diventeranno chiare solamente dopo aver esplorato le vicende di un ricco cast di personaggi che sembra uscire direttamente da un film di Quentin Tarantino, in un gioco di incastri complesso che ci farà conoscere un funzionario doganale corrotto, un detective strambo, un gruppo di malavitosi, una donna abusata dal marito e diverse altre personalità.

Beasts Clawing at Straws

Il punto di forza più grande del film di Kim Yong-hoon, infatti, è proprio la sua consapevolezza e capacità nell’intrecciare le varie storie dei personaggi che mano a mano introduce, lasciando il tempo allo spettatore di entrare in contatto con le esperienze personali di ciascuno, approfondendone a dovere le relazioni interpersonali e il modo di pensare. Ciò che unisce i personaggi di Beasts Clawing at Straws, al di là degli effettivi legami che potrebbero o non potrebbero avere tra loro, è il perno centrale del film, ossia l’attitudine e la disposizione nei confronti del denaro. Di fronte alle possibilità date dall’eventualità di entrare in possesso di una grande somma di denaro, gli individui dell’opera di Kim Yong-hoon sembrano mutare completamente, muovendosi da un assetto valoriale a un altro con una rapidità irrazionale e impressionante.

Tutto questo rientrerebbe di norma nei canoni del già visto (pensiamo anche solo ad alcune opere recenti simili come La grande scommessa di Adam McKayThe Laundromat di Steven Soderbergh o anche Parasite di Bong Joon-ho) se non fosse per l’ottimo lavoro registico messo in atto da Kim Yong-hoon. Da un plot twist all’altro, l’intreccio di Beasts Clawing at Straws riesce a divertire e a tenere incollati allo schermo per tutto il suo runtime, passando da fasi più tranquille, che permettono allo spettatore di scavare a fondo nel carattere e nelle motivazioni dei personaggi, a momenti più intriganti e d’azione, spesso accompagnati da una buona dose di violenza (senza raggiungere però i livelli del già citato Tarantino). La struttura non lineare, la buona direzione registica e soprattutto l’ottimo equilibrio nel ritmo dello storytelling rendono Beasts Clawing at Straws un film meritevole d’attenzione che porta con sé grandi aspettative su quelli che saranno i progetti futuri di Kim Yong-hoon.

Le recensioni del Far East Film Festival 22

Daniele Sacchi