Il tempismo nel mercato del cinema ha un ruolo chiave: può portare film mediocri a vincere premi importanti, oppure film buoni a essere inghiottiti da un’offerta eccessiva o da fenomeni più grossi. Nel caso di Wicked – Parte 2 (Wicked: For Good il titolo originale), seguito del riuscitissimo Wicked e diretto ancora una volta da Jon M. Chu, ci troviamo più nel secondo scenario, anche se la qualità di questo secondo atto è nettamente inferiore a quella del primo. Se nell’anno di uscita di Wicked è iniziato un piccolo ciclone che ha travolto la cerimonia degli Oscar e ha creato diversi trend social derivati dalle grandi performance vocali del primo atto, come la famosa Cynthia Erivo’s note, l’acuto alla fine del successo Defying Gravity divenuto meme, a Wicked – Parte 2 non seguirà alcun fenomeno per ragioni tanto interne quanto esterne al film.
Dal punto di vista qualitativo, il secondo atto del musical è quello musicalmente più debole: non ci sono pezzi incisivi, solo riprese dei brani cardine della prima parte. Pur non mancando il talento dei performer, il fulcro del secondo atto è il remake dalla prospettiva della strega de Il mago di Oz, mettendo a nudo alcune verità e ponendo la storia sotto un’altra luce. Se lo script teatrale è in questo rivelatorio, dando davvero l’impressione di vedere qualcosa di nuovo, l’adattamento cinematografico, nella sua ricerca della trasposizione letterale del copione, risulta fuori fuoco e non ingrana mai neanche negli sviluppi più centrali della trama. L’insieme ne esce confuso e poco credibile. Di certo la distanza temporale tra i due titoli rende ancora più difficile allo spettatore la fruizione della storia, come anche il calarsi nuovamente in questo universo lasciato a metà l’anno prima. Senza continuità, resta solo la debolezza di questa seconda parte. Contrariamente a quanto il primo capitolo poteva far pensare, forse sarebbe stata più efficace una narrazione concentrata in un’unica pellicola, un taglio meno letterale rispetto all’originale che distribuisse meglio il carico musicale e narrativo tra primo e secondo atto o, più semplicemente, un’uscita più ravvicinata delle due parti.
Analizzando il contesto esterno, invece, il periodo di uscita di Wicked – Parte 2 è molto poco accogliente, ancora nella scia di KPop Demon Hunters che ha convogliato l’attenzione dei media e del pubblico dei musical in maniera ininterrotta per mesi, così come la grandissima attesa e la potente campagna di teasing per la stagione finale di Stranger Things. Due eventi estremamente significativi nel mercato che vanno a colpire sostanzialmente lo stesso pubblico, ma mentre i due titoli “forti” riescono in qualche modo a convivere, Wicked sembra essere rimasto fuori dai giochi. Probabilmente una scelta strategica prevista dalla distribuzione, che ha voluto il massimo dell’investimento sul primo atto, abbastanza grande da “bastare” anche per coprire il secondo. Sembra quasi fuori da ogni dubbio il fatto che questo secondo capitolo resterà però completamente al di fuori del giro dei premi e dei riconoscimenti più importanti.
Wicked – Parte 2, in sostanza, è il finale dovuto a un racconto meritevole, ma nel complesso non può che risultare come un titolo spento che si inserisce male nel mercato di una stagione cinematografica ricca e di ben altro livello.
Alberto Militello




