“Irréversible” di Gaspar Noé – Recensione

Irréversible

2002, Festival di Cannes. Tra i film in concorso per la Palma d’oro concorre Irréversible, il secondo lungometraggio del regista franco-argentino Gaspar Noé. Alla première si contano 3 svenimenti, più di 200 abbandoni in sala e una tempesta di fischi. Girato interamente con una Aaton Minima, la più piccola macchina da presa da 16mm sul mercato, il film ferisce, turba e nausea spettatori e critici. L’eccesso di claustrofobia, nichilismo e di violenza proposto da Noé sconvolge, ma allo stesso tempo si istituisce come un vero e proprio studio antropologico sulle possibilità più estreme dell’individuo in quanto essere umano.

Irréversible infatti non è che un’indagine sulla reazione alla tragedia inaspettata, un’indagine cruda e viscerale che prende le mosse da un’affermazione imperativa, pronunciata in apertura dalla figura del macellaio senza nome di Carne (1991) e Seul contre tous (1999): «il tempo distrugge tutto». La prima vittima del tempo per Gaspar Noé è il cinema stesso. Il film infatti adotta una struttura narrativa alla Memento (Christopher Nolan, 2000) per decostruire la propria temporalità, presentando il suo intreccio al contrario. In tal senso, Noé epura il proprio film dalla sua condizione di revenge movie per trasformarlo di fatto in un ritorno all’origine, all’inizio, alle fondamenta della storia che vuole raccontare. Un’operazione che tuttavia ci mostra come un effettivo inizio non ci sia e che il tempo stesso, sia nel suo trascorrere in avanti sia nel suo tornare indietro, non sia che una trappola per la mente: c’era qualcosa prima di noi e ci sarà qualcos’altro dopo di noi, anche qualora fosse il nulla eterno.

Il canovaccio del film tuttavia è molto semplice. Marcus (Vincent Cassel) e Pierre (Albert Dupontel) sono alla ricerca di un individuo conosciuto con il nome di Le Tenia. I due vogliono vendetta dopo che Le Tenia ha stuprato e ridotto in fin di vita la fidanzata di Marcus, Alex (Monica Bellucci), nonché la ex compagna di Pierre. Dopo una lunga ricerca che dura una notte intera, i due credono di averlo individuato al Rectum, un locale BDSM per omosessuali a Parigi, e Pierre lo uccide colpendolo svariate volte sulla testa con un estintore. Noé presenta allo spettatore ogni singolo colpo, insistendo con la macchina da presa sul viso della vittima che lentamente si sgretola e cade a pezzi pur mostrando ancora segni di vita, in un piano sequenza dall’impatto brutale coadiuvato da un buon utilizzo della computer grafica. Il vero Le Tenia però è di fronte a loro e assiste euforico alla scena, come conferma la polizia al suo arrivo.

Irréversible

La lunga sequenza iniziale di Irréversible pone immediatamente di fronte allo spettatore l’irrimediabile conseguenza di ogni azione umana. Quanto compiamo è irreversibile, è “già accaduto”, e la condizione precedente non può essere ristabilita, sebbene la forma narrativa stessa del film voglia illuderci del contrario. Il ritorno alle origini, alla preistoria della fabula, è solo il metodo e il veicolo per farci comprendere ciò. Come ci suggerisce implicitamente Alex leggendo An Experiment with Time di J. W. Dunne, non ci sono un adesso, un prima e un dopo, ma solamente il medium attraverso il quale agiamo e ci esprimiamo, ossia noi stessi, le nostre azioni, i nostri sogni, le nostre volontà, la nostra coscienza.

Irréversible però non è solo un film sul tempo, ma è anche e soprattutto un film sul piacere della carne. I protagonisti dell’opera discutono vivacemente in metro sulla loro sessualità, noncuranti degli altri passeggeri. Marcus è un giovane tranquillo e buono, come lo descrive Alex, ma durante una festa non si fa molti problemi a sballarsi e a flirtare con altre ragazze, sebbene la sua fidanzata sia presente. Le scene al Rectum, accompagnate dalla musica a 28hz di Thomas Bangalter dei Daft Punk e pensata apposta per provocare un forte senso di nausea allo spettatore, sono un’orgia di immagini esplicitamente sessuali, con tanto di cameo del regista stesso nell’atto di masturbarsi di fronte alla macchina da presa. Le conseguenze del piacere della carne però possono essere terribilmente nefaste, e questo Noé lo vuole rendere estremamente chiaro. Dopo aver incrociato Alex in un sottopassaggio, l’omosessuale dichiarato Le Tenia decide di rendere la sua vita un inferno stuprandola e poi mandandola in coma dopo averla colpita ripetutamente sulla testa, andando pertanto contro al suo stesso orientamento in un implacabile delirio di potere. La sequenza è un interminabile piano sequenza di oltre 9 minuti in cui la violenza viene proiettata sullo spettatore inerme, obbligato ad assistere all’intero svolgimento del terribile crimine che avviene letteralmente davanti ai suoi occhi, in quella che viene ultimamente a definirsi come una vera e propria scopofilia perversa che lo coinvolge e lo condiziona direttamente.

Nel caosmos di Irréversible dunque, la linea guida tracciata da Gaspar Noé appare come satura di un innervato nichilismo alla sua base. La violenza, soprattutto se inaspettata, genera altra violenza, ma il significato che le attribuiamo in fondo non sembra avere alcun appiglio possibile dinanzi a sé. E se nulla in fondo fosse davvero carico di senso? D’altronde «il tempo distrugge tutto», anche ciò che, per quanto umano (troppo umano?), sembra necessariamente irreversibile.

Leggi qui la recensione di Climax, l’ultimo film di Gaspar Noé.

Daniele Sacchi