“Ikos”, il cortometraggio di Giuseppe Sciarra sul bullismo

Ikos

Ikos è un cortometraggio diretto e sceneggiato da Giuseppe Sciarra, una piccola produzione indipendente (qui il teaser) che vuole dare una forma precisa al dramma vissuto dall’autore, trasformando la sua storia individuale in un vero e proprio grido di denuncia. «Mi lanciavano contro delle pietre e quando mi facevano male, loro godevano». La voce di Edoardo Purgatori ci accompagna alla scoperta della gioventù difficile di Sciarra, vittima di un feroce bullismo (perlopiù di matrice omofobica) che ha condizionato pesantemente la sua crescita e la sua esistenza.

Le esperienze vissute da Giuseppe Sciarra con il bullismo sono il riflesso di una storia che, purtroppo, è comune e condivisa da molti. Da questo punto di vista, Ikos – fenice, in greco – è sguardo universale, in grado di tradurre le specificità del suo racconto in qualcosa di più ampio. Ikos tocca corde profonde, ci permette un’immedesimazione con il suo protagonista trasportandoci direttamente nella gravità del suo tormento, dando così una forma concreta e pienamente tangibile a quelle che sono le conseguenze del bullismo, spesso celate ed invisibili ad uno sguardo esterno ma irrimediabilmente presenti per chi invece ne è vittima.

Nell’esame dei processi che definiscono l’emergere del bullismo, Ikos non si risparmia. In contrasto con i filmati di repertorio che ci mostrano la genuinità e l’innocenza del regista da bambino, le parole e le immagini che invece descrivono gli atti di bullismo in sé sono dirette, esplicite, non nascondono nulla della ferocia prevaricatoria alla quale Sciarra è stato sottoposto. Ikos, tuttavia, non è solamente messa in scena del dramma, ma è anche una storia di rinascita. «Con molta fatica e dolore, sono arrivato ad amarmi. Sono stato accolto e aiutato da nuovi amici come non mi era mai successo, come ho sempre desiderato che accadesse». Fatica e dolore, per poi stare finalmente bene ed imparare ad accettare se stessi.

Come la fenice, che ritorna in vita dalle sue ceneri, chi è vittima di bullismo ha sempre dinanzi a sé la possibilità di una rinascita. Si tratta di un sentiero arduo ed impervio, un percorso difficile che abbraccia sia l’individuo sia il contesto che lo circonda, ma che deve necessariamente essere attraversato per tornare a guardare con positività la vita. Ikos è dunque il racconto di un superamento, ma è anche una presa di posizione forte contro i soprusi e le ingiustizie, una denuncia significativa nei confronti della vigliaccheria di chi si scaglia contro chi viene percepito come più debole, una lezione importante che merita di essere vista, assimilata e condivisa.

Daniele Sacchi