“The Mustang” di Laure de Clermont-Tonnerre – Recensione

Mustang

Presentato al Sundance Film Festival del 2019, The Mustang è il primo lungometraggio di finzione scritto e diretto dalla regista francese Laure de Clermont-Tonnerre, con protagonista l’attore belga Matthias Schoenaerts. Inedito in Italia, il film, basato su una storia vera, affronta tematiche sociali importanti come la libertà, la redenzione e la giustizia utilizzando l’amicizia tra uomo e animale come escamotage narrativo.

In un carcere del Nevada, Roman Coleman sta scontando la sua pena per aver reso disabile la sua compagna in seguito a un litigio legato alla tossicodipendenza dell’uomo avvenuto 12 anni prima, quando la loro bambina era ancora in fasce. Da quel momento la sua vita cambia improvvisamente. Dopo essere stato trasferito dall’isolamento scontato in un altro carcere, a Roman – che non ha obiettivi nella vita se non quello di evitare il più possibile il contatto con le persone – viene assegnato un lavoro nella fattoria penitenziale, dove alcuni cavalli selvaggi catturati dallo Stato vengono addestrati dai detenuti per essere poi venduti all’asta e acquistati, per la maggior parte, dal corpo di polizia.

Inavvicinabili dagli altri e compresi solamente da loro stessi, le vite di Roman e di uno dei Mustang detenuti presso la fattoria si incrociano improvvisamente. Una corazza infrangibile la loro, costruita, da parte dell’animale, per proteggersi e, da parte dell’uomo, sia per proteggere gli altri da se stesso sia per autopunirsi. Il feeling che si instaura tra animale e uomo è subito immediato, tanto che la voglia di Roman di mettersi in gioco con Marquis (così lo chiama in onore di un cavallo che, si narra, venne domato con redini di seta) diventa l’obiettivo delle monotone giornate passate in cella.

Mustang

La condizione dei due è simile: rinchiusi dentro un perimetro delimitato, uno scelto per addestrare, l’altro per essere addestrato, ma sicuramente accomunati dal bisogno di maturare e imparare a vicenda grazie al programma di riabilitazione per i detenuti. Quando non si può essere liberi, allora forse è meglio cercare di sentirsi liberi, ed è così che Roman e Marquis diventano protagonisti dello stesso destino.

In seguito all’incontro con l’indomabile cavallo, Roman cambia prospettiva sulla sua esistenza e sul rapporto travagliato con la figlia. Se prima la voglia di includere nella sua vita la giovane era assente, dopo aver ottenuto la fiducia di Marquis, Roman ritorna sui suoi passi e cerca di inseguire l’amore della figlia e riconquistare il rapporto interrotto dopo il suo incarceramento. Invece di proseguire la sua vita in modo passivo, Roman cerca di porsi degli obiettivi per migliorarsi e per fare concretamente del bene ai pochi che ancora credono in lui e che hanno compreso i suoi sentimenti. Così, dapprima spiega per la prima volta alla figlia come ha tentato di uccidere sua madre e poi cerca di ringraziare concretamente Marquis attraverso un gesto emblematico che ne sintetizza il cambiamento interiore.

Matthias Schoenaerts riesce, ancora una volta, a calarsi perfettamente nei panni del tormentato detenuto lasciando trasparire emozioni profonde tramite un linguaggio del corpo studiato nei minimi dettagli, donando al pubblico un’interpretazione fisica molto interessante soprattutto se considerata in relazione con la presenza del Mustang protagonista. Anche se la sceneggiatura non nasconde intuizioni geniali e originali, la storia di Roman e del suo amico a quattro zampe risulta immediata e non patetica, questo soprattutto grazie alla scelta di sottolineare maggiormente sequenze interiori con poco dialogo, lasciando ai gesti e agli sguardi il compito di narrare i parallelismi e gli incroci che animale e uomo hanno in comune.

Erica Nobis