Suspiria di Dario Argento, la retrospettiva

Suspiria

Il cinema di Dario Argento ha sempre cercato di individuare un filo di connessione tra la ricerca delle sensazioni di suspense tipiche del thriller e la messa in scena di orrori inenarrabili. Suspiria (1977), da questo punto di vista, è a conti fatti l’opera che nel suo corpus filmografico è riuscita più di tutte ad immergere lo spettatore in una cornice tensiva che, allo stesso tempo, suggestiona e affascina nel profondo.

Al centro della trama del film – il primo della trilogia delle tre madri, ispirata al Suspiria de Profundis del giornalista e scrittore inglese Thomas de Quincey e che verrà completata in seguito da Inferno (1980) e da La terza madre (2007) – troviamo una giovane ragazza statunitense, Susy. La protagonista interpretata da Jessica Harper – scelta dal regista dopo averla apprezzata ne Il fantasma del palcoscenico di Brian De Palma – è appena arrivata a Friburgo per affinare le proprie doti da ballerina presso una prestigiosa accademia di danza. Il suo soggiorno, tuttavia, si trasformerà presto in un incubo, tra episodi apparentemente inspiegabili e minacce sovrannaturali.

Le sequenze di apertura di Suspiria trasportano immediatamente lo spettatore in un vortice di inquietudine sospesa e incerta. Un forte temporale accompagna l’arrivo di Susy in città, insieme alle note ipnotiche dei Goblin di Claudio Simonetti e di Massimo Morante e insieme a una coltre di luci vivide che le ricoprono il volto mentre, in taxi, cerca di raggiungere la scuola, situata ai margini della Foresta Nera. Giunta a destinazione, Susy incontra brevemente una ragazza, Pat, in fuga proprio dall’accademia. Poco dopo, quest’ultima, trova rifugio da un’amica in un complesso di appartamenti dalle geometrie escheriane, ma viene brutalmente assassinata da una figura misteriosa.

Argento, insieme alla penna di Daria Nicolodi e alla direzione della fotografia di Luciano Tovoli, architetta a tal proposito un racconto dalle sfumature gotiche e misticheggianti imbevendolo con un’estetica visiva fondata principalmente sui colori primari, lavorando quindi sul contrasto tra il tono cupo delle vicende e il modo in cui sono presentate. La stessa accademia di danza, i cui esterni sono ispirati alla Haus zum Walfisch tardogotica dove visse – lo si legge sulla facciata – Erasmo da Rotterdam, mescola al suo interno impronte figurative diverse, dal minimalismo dell’Art Deco sino all’Art Nouveau di Aubrey Beardsley, per poi ritornare, nei momenti conclusivi, di nuovo ad Escher, in particolar modo al suo Relatività.

L’accademia, dunque, opera come un personaggio a sé stante, un labirinto claustrofobico che nasconde numerosi passaggi e torbidi segreti dal passato. Nella monocromia delle scene e negli echi spettrali da fiaba dell’orrore che permeano il film, Dario Argento rimanda al suo vissuto personale, specialmente ai turbamenti che da piccolo lo colsero nella visione del classico Disney Biancaneve e i sette nani. Tra elementi folkloristici e influenze surreali, Suspiria è un vero e proprio concentrato di angosce e di paranoie in grado di muoversi dagli orrori più espliciti, pensiamo ad esempio alla sequenza dei vermi o al brutale omicidio di una delle studentesse con il filo spinato, sino a quelli più inaspettati, come nel caso dell’assassinio del pianista cieco (interpretato da Flavio Bucci), una scena dalla grande potenza visiva alimentata soprattutto dallo scenario peculiare che la circonda, la deserta Königsplatz di Monaco di Baviera.

Nella commistione di tutti questi elementi, Suspiria si istituisce come una vera e propria esperienza surreale tesa tra le frontiere del perturbante e della realtà, dove l’ambizione delle giovani danzatrici viene affiancata da un movimento contrapposto. Si tratta, nello specifico, dell’emergere incessante di un male primigenio rappresentato dalla triade composta dalla vicedirettrice Madame Blanche (Joan Bennett), dall’insegnante Miss Tanner (Alida Valli) e, infine, dalla fondatrice Helena Markos (Lela Svasta), figure autoritarie che solamente una giovane innocente può ambire a scalfire. Suspiria, in tal senso, non solo è un capolavoro del genere horror, ma è anche un lucidissimo commentario sulle strutture di controllo e sul potere.

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Daniele Sacchi