Sarebbe impensabile slegare un prodotto fallimentare come Scream 7 dal suo contesto produttivo travagliato. Nonostante il successo dei due capitoli precedenti, i quali hanno rappresentato una vera e propria rinascita per il franchise, il progetto legato al settimo capitolo è lentamente naufragato. I registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett hanno abbandonato il loro ruolo per conflitti di programmazione e sono stati inizialmente sostituiti da Christopher Landon, mentre lo sciopero della SAG-AFTRA del 2023 ha bloccato temporaneamente la pre-produzione del film. Al di là di questi problemi “fisiologici” tipici, la situazione è precipitata in seguito con il licenziamento di Melissa Barrera, la convincente protagonista di Scream 5 e Scream 6, a causa delle sue posizioni pubbliche circa il conflitto israelopalestinese, portando a un effetto domino che ha visto uscire di scena sia la co-protagonista Jenna Ortega sia lo stesso Landon.
Cos’è dunque Scream 7? Una toppa applicata in fretta e furia da Kevin Williamson (il creatore della saga insieme a Wes Craven) a partire da un soggetto di James Vanderbilt e Guy Busick. Williamson, auto-appuntatosi nel ruolo di regista e sceneggiatore, riparte dalla storica protagonista Sidney Prescott, con Neve Campbell richiamata appositamente dopo la sua assenza dal sesto capitolo per ricollegarsi almeno a qualcosa di già presente in passato. La trama, nel proficuo panorama horror contemporaneo, sa di già visto: la figlia di Sidney, Tatum (Isabel May), viene minacciata da un nuovo Ghostface. Uno dopo l’altro, gli amici e le amiche di Tatum verranno eliminati, mentre uno dei tanti spettri del passato di Sidney sembra essere tornato, in cerca di vendetta.
A mancare di più nel film è quello che Scream ha per sua natura sempre cercato di fare: esibire, attraverso un impeto puramente sovversivo, i meccanismi impliciti e le sovrastrutture del genere horror. La sensazione imperante che si avverte nel corso del film, invece, è il tentativo di stimolare l’insorgere nello spettatore di un effetto nostalgia che non si innesca mai realmente. Non basta riprendere la “solita” abitazione del primo film, così come il personaggio di Sidney, di Gale Weathers (interpretata nuovamente da Courteney Cox), insieme ai numerosi cameo che compaiono verso la fine del film. Chiariamoci: nel corso dei suoi capitoli più recenti, la saga è diventata sempre più autoriferita, ma non è mai stata così fiacca e priva di idee come in Scream 7.
Nello specifico, le progressive eliminazioni del gruppo di ragazzi protagonisti, così come tutto ciò che conduce al reveal di Ghostface, è quanto di più spento che la saga abbia mai proposto: tutto consegue proceduralmente, come un copione visto e rivisto, senza spunti reali, senza personaggi memorabili (si pensi ad esempio al ruolo appena abbozzato di Anna Camp nel film), senza colpi di scena sagaci. Williamson si dimentica le origini fondanti di Scream e annuncia in un’intervista di non voler avere niente a che fare con l’inevitabile Scream 8, evidenziando ancora maggiormente – come se ce ne fosse ancora bisogno – l’insensatezza di fondo di questo disastroso settimo capitolo.
Daniele Sacchi




